Tra Susanna Milani e il turismo esperienziale Artès è amore a prima vista

“Sono Susanna e adoro la mia città. Vivo a Roma. Sono nata e cresciuta in questa città bellissima. Ho cominciato ad ospitare turisti in questa casa dove abito. Questa esperienza mi ha arricchito tantissimo, così tanto che ho deciso di regalare un pezzo di questa cultura a queste persone, di offrire questa possibilità di conoscere la cultura italiana, la cultura romana. Ho organizzato dei tour bellissimi, in bicicletta, con lo scooter. Per conoscere il cibo, il vino, la moda, il fiume che è una realtà bellissima che abbiamo qui noi romani…”. Sono le parole che usa Susanna Milani in un video di turismo esperienziale a Roma presentato su youtube e che si intitola AutentiCity.  Ed è proprio l’autenticità la parola che più mi è rimasta in mente dopo averla intervistata.

 

Susanna Milani e il turismo esperienziale Roma
Turismo esperienziale Roma


Buongiorno Susanna, puoi presentarti brevemente ai nostri lettori?

Sono Susanna Milani e sono una holiday planner. Il mio compito è aiutare i viaggiatori a organizzarsi la vacanza in un modo che li faccia star bene. Sembra una cosa ovvia ma non lo è. E questo perché  manca la consapevolezza di cosa sia il tempo libero. Innanzitutto è un tempo molto prezioso per vari motivi. Il primo perché il tempo è un valore che non si rigenera, una volta passato non si può tornare indietro. Il secondo perché è libero, non occupato e lo si deve riempire con qualche attività. Meglio dunque farlo con attività che regalino benessere e soddisfazione.

 

Dove svolgi la tua attività di holiday planner?

Svolgo la mia attività a Roma che è la città dove vivo. Ma piano piano, sto estendendo questa attività anche in altre città d’Italia perché i turisti non vogliono conoscere solo Roma e vogliono conoscere anche altre città d’Italia. Contemporaneamente sono anche un’accompagnatrice, una guida turistica, e gestisco una casa vacanza che apparteneva ai miei nonni.


Cosa puoi dire delle richieste e delle aspettative che hanno i turisti che si rivolgono a te?

Mancano di fantasia. Pur essendo liberi di esprimere i propri desideri e interessi, le loro richieste sono sempre un po’ le stesse perché sono troppo abituati alle offerte che offre il turismo tradizionale. Penso che sia importante invece riuscire a far emergere a livello di consapevolezza i loro bisogni e le loro aspirazioni più profonde. Penso che l’offerta turistica tradizionale li abbia a tal punto plasmati da non riconoscere più quali siano i propri desideri, fagocitati come sono dal mainstream turistico.

 

Da come parli dei turisti sembrerebbe che tu li conosca davvero bene. Hai sempre lavorato in questo settore?

In realtà no. Sono laureata in Architettura. Se l’urbanistica rappresenta lo studio e la tecnica relativi alla programmazione e al coordinamento strutturale e funzionale delle zone di insediamento demografico nelle città, con il fine di realizzare le condizioni più favorevoli alle attività umane, non ci vuole molto per capire cittadini e turisti hanno esigenze molto simili. Penso che anche il turismo contribuisca al miglioramento della città.
Un giorno è nata l’idea di far conoscere la vita di Roma, con la sua storia e le sue bellezze, agli ospiti della mia casa vacanza che prima usavo come bed and breakfast. Magari con dei tour in bicicletta o dei giri in moto.

 

Da ciò che racconti non hai avuto un approccio classico nell’avvicinarsi al mondo del turismo. Generalmente chi svolge questo tipo di attività fa esperienza lavorando per esempio in un’agenzia di viaggio oppure in un tour operator?

Non ho mai lavorato in una agenzia viaggio o in un tour operator. In realtà ciò che mi attirava non era tanto lavorare in una struttura turistica quanto stare insieme ai turisti e vivere insieme delle esperienze. Non avevo in mente un piano preciso, piuttosto ho inseguito le mie passioni o meglio le ho realizzate, mettendole in pratica empiricamente mi sono resa conto che mi piacevano sempre di più.

L’attività di holiday planner è un’attività recente che svolgo da poco più di un anno. La trovo molto nelle mie corde anche perché mi fa piacere aiutare le persone con il mio sapere sul tema del viaggio. È un tema importante quello del viaggio. Ci si ricarica e soprattutto si vuole star bene con i propri cari che ti accompagnano nel viaggio. In questo contesto c’è un forte bisogno di accoglienza e di assistenza e quindi diventa importante trascorrere del tempo di qualità insieme agli altri. Ed è proprio qui che intervengo io.

 

Da ciò che mi racconti mi sembra che ci siano notevoli somiglianze con il turismo esperienziale. Mi puoi spiegare come si è svolto il tuo avvicinamento a questo nuovo modo di fare turismo e come hai conosciuto Artès e Maurizio Testa?

Effettivamente ci sono molte affinità, due in particolare che per me sono fondamentali, l’importanza dell’aspetto relazionale e il fare delle cose insieme.
Ho conosciuto Maurizio Testa e il suo turismo esperienziale online. Sono incappata sul sito di Artès e così ho deciso di contattarlo. Ho visto che c’era un numero di telefono e l’ho chiamato. È stata una lunga conversazione durante la quale mi sono resa conto che parlavamo “la stessa lingua” e che avevamo la stessa impostazione sulle esperienze turistiche. Maurizio mi raccontava questa sua voglia di strutturare una proposta di turismo esperienziale e io gli raccontavo la mia esperienza su Roma. Mi interessava molto questo suo approccio esperienziale fatto in modo professionale.

 

Spiegaci un po’ cosa intendi con il termine “professionale”?

Ho sempre dato grande importanza alla formazione. Ho studiato e ho sempre preso i titoli che bisognava prendere per poter esercitare sia come accompagnatrice che come guida. Per certi versi possono sembrare formazioni obsolete o legiferate male, come per esempio il fatto che la guida locale possa fare la guida nazionale. Secondo me non va bene sia concettualmente che nella pratica. La guida dovrebbe essere una persona del territorio, che lo conosce bene perché ci vive. Forse funziona bene per i tour operator che così possono lavorare meglio ma secondo me non è il modo giusto.  

Anche su questo punto con Maurizio Testa mi sono trovata molto allineata. In questo periodo c’è molto movimento nel settore del turismo, in particolare quello che va sotto il nome di esperienziale. Come se ci fosse un esperimento in corso e non si sa bene cosa succederà.

 

E quale sarebbe questo esperimento che secondo te si sta facendo un po’ dappertutto in Italia?

Ci sono grandi portali del settore che invitano persone appassionate a fare cose, a vivere esperienze. Però queste esperienze non sono sempre fatte con i criteri giusti. Ho scoperto con il tempo che al mercato di esperienze proposte sui grandi portali di settore mancava il contenitore giusto. I tour operator obbediscono alle logiche che sono loro conosciute, quelle di sempre che propongono tour tradizionali, con una guida classica, come si faceva 20 anni fa. Il salto nel mondo delle esperienze non lo hanno ancora metabolizzato bene. 


Ma dopo quella lunga conversazione telefonica con Maurizio Testa non vi siete più visti né sentiti?
Ho conosciuto di persona Maurizio Testa alla WTM di Londra l’anno scorso e in quella occasione mi disse che stava organizzando un corso di formazione per confezionare pacchetti turistici esperienziali fatti in modo professionale, proprio ciò che io andavo cercando da tempo. Ciò di cui sentivo estrema necessità era trovare un metodo per costruire esperienze da proporre ai turisti. 
Dalla telefonata a Maurizio Testa fatta tre anni fa all’incontro al WTM e infine al corso di formazione Roma a cui ho partecipato esiste un filo logico di progressione, come se fossero tre momenti salienti di un unico film. Tutto questo tempo è servito a fare ognuno le proprie esperienze. Poi una volta arrivati al punto di maturazione è giunto il momento di incontrarsi.


Il corso di formazione per operatori di turismo esperienziale Artès come l’hai vissuto?

L’ho vissuto come una rivelazione. Concretizzava e operativizzava tutta l’esperienze accumulata come accompagnatrice e guida turistica. Avevo l’impressione di toccare con mano ciò che andavo cercando empiricamente da anni e cioè dare una struttura alle esperienze che volevo offrire ai turisti.


Cosa proponevi ai turisti prima di conoscere Artès?

Il problema ma anche il bello di questo tipo di lavoro di accompagnatrice e di guida è che non sai mai che tipo di persona incontrerai. È necessario dunque avere una grande capacità di adattamento e improvvisazione che spesso mettevano in evidenza i limiti del mio modo di operare. Mancava qualcosa che desse all’esperienza una struttura narrativa. Quando fai l’accompagnatrice ci sono molti momenti dove ci si sposta in bici o in scooter ma quando fai la guida stai sempre in compagnia del turista e ci sono momenti difficili da gestire perché devi mantenere alta la loro attenzione e il loro interesse. Ed è per questo che il corso di formazione Artès è stato illuminante: mi ha fornito un metodo per strutturare l’esperienza.