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Matera e Napoli: una Pasqua a caccia di sorprese

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Tra meno di un mese è Pasqua, festività sentita in tutta Italia ma vissuta con particolare intensità al Sud.

Quest’anno il lungo weekend pasquale capiterà verso la fine di aprile, periodo ideale per un piccolo viaggio: clima mite, giornate più lunghe, l’aria e i colori della primavera.

E allora perché non approfittarne per immergersi negli usi e costumi di questa festività in luoghi magici e suggestivi come Matera o affascinanti e passionali come Napoli?

Matera: Pasqua tra sassi, artigianato e chiese rupestri

Matera, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, capitale europea della Cultura 2019, è una delle più antiche città del mondo ed è nota come la “città sotterranea” perché le sue abitazioni sono grotte scavate nei massi tufacei. La civiltà rupestre, le antiche cripte, i Sassi e la Murgia materana sono solo alcune delle bellezze che si possono visitare. Il territorio materano, talmente suggestivo da meritarsi l’appellativo di seconda Betlemme, ha ispirato nei secoli scrittori, artisti e registi come Mel Gibson che l’ha scelto per ambientare la sua “Passione di Cristo”.

La città è estremamente legata alle proprie tradizioni e ai riti pasquali mescolando in un equilibrio perfetto il clima festoso e quello spirituale. Assistere a questi eventi sarà davvero un’esperienza unica e suggestiva, che regalerà emozioni anche a chi è meno interessato all’aspetto religioso della Pasqua.

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Come si festeggia la Pasqua a Matera?

A partire dal giovedì Santo nei Sassi a ridosso del Canyon della Gravina hanno inizio le celebrazioni, con uno spettacolo dedicato al Presagio ricco di suggestioni notturne e giochi di luce che mettono in evidenza il fascino dei Sassi.

La funzione del venerdì Santo è invece incentrata sulla Via Crucis, seguendo un percorso di quattordici stazioni che si snodano lungo le strade del centro storico. Durante la processione i fedeli, rigorosamente vestiti in abiti scuri, portano sulle spalle le statue di Gesù e della Madonna accompagnati da una banda musicale che esegue alcuni antichissimi brani religiosi.

Alla vigilia di Pasqua, fedeli e non, si riversano in chiesa per assistere alla messa della Resurrezione e alla benedizione del Cero Pasquale, un rito estremamente sentito dai materani: per richiamare l’attenzione dei cittadini e riunirli sul sagrato si narra che una volta i bambini utilizzassero un oggetto simile ad una tavola di ferro chiamato “tracca troch”.

Da non perdere

Che voi siate fedeli o meno e anche senza il richiamo del “tracca troch”, vi suggeriamo vivamente di visitare le chiese rupestri di Matera: veri gioielli incastonati in uno scrigno di pietra millenaria, preziose eredità dei monaci bizantini e benedettini insediatisi nell’area nell’alto Medioevo. Tra i Sassi e la Murgia, se ne contano ben 155! Un numero impressionante, di cui 6, da non perdere, sono le più interessanti, meglio conservate e facilmente visitabile perché all’interno dei quartieri dei Sassi.

Tra queste 6, la chiesa rupestre della Madonna di Idris, anche detta di Santa Maria di Idris. Arroccata sullo sperone roccioso di origine calcarea chiamato Montirone (o Monterrone), ben visibile anche dal lato opposto del centro storico dalla panoramica piazzetta Pascoli, è la chiesa rupestre più panoramica del Sasso Caveoso. Un luogo di culto dall’aspetto curioso e suggestivo, il panorama che si può ammirare, sulla città e sulla Gravina, è a dir poco straordinario.

L’altra faccia della Madonna dell’Idris

Grazie ad Artès potrete scoprire questa splendida chiesa in modo unico e originale condividendo con Rosanna, la nostra Operatrice di Turismo Esperienziale, esperta di chiese rupestri, appassionata di tradizioni  e artigianato una storia da vivere insieme. Un’esperienza indimenticabile ed esclusiva che si snoda attraverso gli straordinari Sassi di Matera: esplorare le chiese di San Giovanni in Monterrone e Madonna dell’Idris, con le loro storie intimamente intrecciate con quelle della città; scoprire e imparare i segreti della lavorazione del tufo presso un autentico maestro tufarolo; essere accolti in un’autentica casa in tufo locale e, per finire, gustare un pranzo tipico a base di prodotti locali. Perché la Pasqua materana saprà stupirvi anche dal punto di vista gastronomico: imperdibile la pannarella (pannarèdd), un dolce di pastafrolla che racchiude al centro un uovo sodo e che, per tradizione, veniva regalato ai bambini.

Napoli: Pasqua tra delizie del palato, leggende e misteri

Napoli, chi non la conosce o ne ha sentito parlare. Ci si può tornare mille volte e ci sarà sempre qualcosa da scoprire. Città di contraddizioni, di genialità e creatività, di ironia e folklore. Anche nel periodo pasquale non rinuncia al suo carattere e, tra sacro e profano, coinvolge i visitatori in riti e tradizioni. Durante la Settimana Santa si susseguono sagre, spettacoli, concerti, ed appuntamenti religiosi, ma anche mercati, e messe di mezzanotte per celebrare il mistero Pasquale. La città accompagna la sua anima religiosa con le gioie del palato. A incoronare le tavole imbandite delle famiglie napoletane ci sono sempre 2 ricette tradizionali: il tortano e la pastiera.

Entrambe le ricette hanno origini antichissime e rimandano a simbologie pagane confluite poi in quelle cristiane.

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Il tortano e la corona di spine

Il tortano è una ciambella rustica e la ricetta tradizionale prevedeva pochissimi ingredienti. Il suo impasto era preparato solo con farina, sugna (strutto), pepe, uova e cicoli.

Ognuno di questi ingredienti ha un significato ben preciso; la farina, con la quale si fa anche il pane, è l’alimento per eccellenza, quasi ad essere considerato il Re dei cibi; le uova simboleggiano la nascita, infatti i cristiani paragonavano Gesù che risorge dal Sepolcro, al pulcino che esce dal guscio; i cicoli che sono dei piccoli pezzi irregolari di carne di maiale molto grassosi e dal gusto intenso, si ottengono dall’uccisione del maiale simbolo di fecondità e segno di rinascita. Infine la caratteristica forma a ciambella del tortano ricorda la corona di spine e simboleggia la Passione di Cristo: mangiarlo equivale ad assumere su di sé il valore del simbolo del sacrificio e a sollevarsi dal dolore provato da Gesù.

La pastiera dono della Sirena

La pastiera è da sempre il dolce simbolo della città. Le origini di questo dolce sono avvolte nel mistero e nella leggenda.

Sicuramente, la più suggestiva  è quella che vede protagonista la sirena Parthenope, fondatrice della città di Napoli, che ad ogni inizio di primavera, si dice, cantasse soavi melodie ai cittadini che, ammaliati dalla sua voce, decisero di portarle sette doni: la farina, simbolo di ricchezza; la ricotta, simbolo di abbondanza; le uova, che richiamano la fertilità; il grano cotto nel latte, a simboleggiare la fusione tra regno animale e vegetale; i fiori d’arancio, profumo della terra campana; le spezie, omaggio di tutti i popoli; e lo zucchero, per celebrare la dolcezza del canto della sirena.

Parthenope gradì i doni ma li mescolò creando questo dolce unico di cui fece omaggio ai napoletani. Questa leggenda sarebbe legata al culto pagano della dea Cerere: grano e uova simboleggiano abbondanza, fecondità e rinascita. L’acqua di fiori d’arancio rappresenta l’arrivo della primavera.

In realtà, l’ipotesi più accreditata è che la pastiera sia stata creata dalle monache di clausura del convento di San Gregorio Armeno intorno al XVI secolo. Bravissime pasticciere mescolavano gli ingredienti simbolo della resurrezione e i fiori d’arancio del giardino del convento, preparando e confezionando le pastiere per i nobili e l‘alta borghesia napoletana. Si racconta che quando i servitori andavano a ritirarle per conto dei loro padroni, dalla porta del convento fuoriusciva una scia di profumo che s’insinuava nei vicoli intorno e, spandendosi nei bassi, dava consolazione alla povera gente per la quale quell’aroma paradisiaco era la testimonianza della presenza del Signore. La tradizione vuole che la pastiera, simbolo di pace, si prepari il Giovedì Santo, e può essere conservata per almeno 10 giorni.

In entrambe le ricette è presente l’uovo che rappresenta rinascita e resurrezione, non a caso simbolo per eccellenza della Pasqua in tutto il mondo.

I misteri di Castel dell’Ovo

E, ad un uovo, è legata la leggenda di uno dei luoghi simbolo di Napoli: Castel dell’Ovo.

Tra un uovo di Pasqua, una pastiera e un tortano, Artès vi propone di lasciarvi coinvolgere nei misteri di Castel dell’Ovo, una storia da vivere insieme legata ai miti e leggende della città.

Anna, la nostra Operatrice per il Turismo Esperienziale, guida turistica. esperta e appassionata di arte e cultura partenopee, vi condurrà alla scoperta di indizi e misteri in una caccia al tesoro sulle tracce di principesse e sante che abitarono l’antico castello.

Trascorri una Pasqua diversa, unica e originale con le storie da vivere insieme di Artès!

Che si scelga Matera con L’altra faccia della Madonna dell’Idris
o Napoli con i misteri di Castel dell’Ovo
Artès saprà farvi mozionare come i bambini davanti alla sorpresa dell’uovo di Pasqua.