Turismo esperienziale: un’opportunità per superare la crisi

Turismo esperienziale: un’opportunità per superare la crisi

Lo dicono un po’ tutti. Secondo i più recenti studi, ricerche e sondaggi il futuro del turismo sarà sempre più esperienziale. Cresce infatti il trend di chi, stanco della solita vacanza tutta relax, vuole vivere un’esperienza unica e irripetibile. Basta con i bei posti da vedere insieme a un esercito di sconosciuti che hanno scelto la stessa meta e hanno uguali aspettative da soddisfare. Ormai quel turismo di massa ha le ore contate. Di fronte a questa vecchia concezione c’è il nuovo turismo che avanza e i grandi operatori del settore lo confermano: o si va nela direzione del nuovo o si rischia di non riuscire a soddisfare la domanda di un turismo diverso e quindi di non intercettarne i flussi. Il settore non avrà futuro se non avrà l’accortezza di offrire al mercato proprio ciò che reclama a gran voce: più turismo esperienziale.

Il turismo vecchia maniera è in crisi
Nell’epoca di internet, dei social e del web anche il turismo sente sul collo il fiato del cambiamento. Il vecchio modello di turismo fatto di concorrenza su prezzi già risicati per l’operatore, sulla standardizzazione e livellamento del prodotto sta scricchiolando fortemente perché il turista è cambiato e vuole prodotti nuovi e di qualità. Per effetto della iperconnessione il vero viaggio come scoperta di luoghi lontani non esiste più, e sicuramente non ha più il fascino di un tempo. La globalizzazione si è fatta sentire anche nel mondo del turismo: non c’è luogo o destinazione lontana che non sia già stata raggiunta. Col turismo di massa viene a mancare quell’alone di meraviglia che solo i grandi viaggiatori del passato riuscivano a trasmettere nei loro racconti. Aveva ragione Marcel Proust quando diceva che “il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi.”

 

Dov’è finito il vero viaggio?
Dov’è finita la magia del racconto? Sì perché proprio di questo si tratta. Di emozioni. Non è difficile capire come in un contesto un po’ stanco come quello di oggi si sia potuto sviluppare il turismo esperienziale, un nuovo modo di concepire il turismo che offre una boccata d’ossigeno a un settore saturo di vecchi prodotti e desideroso di cambiamenti. Quante delle mete che conosciamo si sono ridotte a un triste “amarcord” dei bei tempi andati? Quanti di questi luoghi non hanno più lo smalto che ne aveva decretato il successo? Il periodo d’oro del turismo vecchia maniera è finito e se il settore vuole ritrovare il vigore di una volta per poter raccogliere la forte domanda di turismo esperienziale deve procedere a una sorta di rivoluzione culturale e ripensare il proprio ruolo.

Il turismo esperienziale come immersione totale nel territorio
Si era già detto, in un articolo precedente, che il turismo esperienziale è un approccio nuovo al viaggio che non considera tanto la destinazione come un luogo dove andare bensì un luogo da vivere, nella sua accezione più completa. Avere un rapporto esclusivo con la realtà circostante in tutte le sue sfaccettature: vuol dire vedere, osservare, sperimentare, imparare, condividere, gustare. È un’immersione totale nel territorio e nella sua gente. Perché nel turismo esperienziale gli abitanti del posto non sono i figuranti di un grande presepe allestito per l’occasione, ma le persone che meglio di tutte possono far conoscere, vivere e apprezzare le bellezze e le bontà del territorio. In altre parole sono le persone che raccontano il luogo in tutte le sue sfumature, dalle bellezze naturali a quelle storiche, dalla ruralità alla gastronomia tanto per fare qualche esempio. Sono gli abitanti del luogo a fare da anello di congiunzione tra quel luogo e il turista che viene da fuori e vuole viverlo, non solo usarlo.

Turismo esperienziale? Sì, purché lo sia davvero
Il turismo esperienziale è il futuro ed è per il Paese un’opportunità da non perdere. Molti operatori della filiera turistica questo concetto lo hanno capito benissimo e si stanno rimboccando le maniche. Sfortunatamente, ma questo è un fatto fisiologico, ogni grande fase di transizione è sempre accompagnata da un po’ di confusione.
Alcuni operatori per non rimanere fuori dal mercato, si stanno industriando per offrire pacchetti turistici esperienziali, ma senza aver capito veramente le caratteristiche intrinseche del fenomeno, né la sua portata. Nella fretta di riconversione o per pigrizia culturale, si sono lanciati all’arrembaggio del turismo esperienziale come se fosse la terra promessa e ora il web pullula di proposte presentate come esperienziali: il mercato lo richiede!
Per dirla in modo un po’ brutale oggi si offrono pacchetti “esperienziali” che sono semplicemente i vecchi pacchetti turistici con un packaging più moderno. È cambiata la comunicazione, non la sostanza.

L’importanza della professionalizzazione nel turismo
“In Italia abbiamo sempre avuto un turismo naturale – ha dichiarato recentemente il sottosegretario al Turismo Dorina Bianchi in un’intervista a TgCom24 – non lo abbiamo mai pensato come industria, e questo è un grande errore. È un’industria che può far aumentare tantissimo il Pil e ha il vantaggio di non essere delocalizzabile: i turisti devono necessariamente venire qui, nel nostro paese. In un periodo in cui le tecnologie riducono posti di lavoro – ha aggiunto il sottosegretario Bianchi – nel turismo rappresentano un grande attrattore e creano impiego. Dobbiamo essere preparati e preparare i giovani che devono essere professionalizzati e intensificare in tal senso anche il rapporto scuola/lavoro per questo settore”.
Se numerose start up si sono rese conto della opportunità che accompagna ogni grande cambiamento, non altrettante però sono attrezzate per realizzarlo e renderlo possibile. Per lo più esiste una mancanza di modelli di riferimento e questo rende complesso il compito di tutte quelle realtà che hanno capito l’importanza della nuova tendenza, sentono di avere le risorse territoriali necessarie per fare il grande salto ma non sanno come procedere per creare un prodotto veramente esperienziale. Basta forse organizzare una classe di cucina per rendere un tour “esperienziale”? Troppo spesso si confonde la figura dell’operatore esperienziale con quella di una guida turistica che oltre a un tour culturale si cimenta anche in una vista a un artigiano locale. Ma la guida turistica ha la sua professione che non è quella dell’operatore per il turismo esperienziale. Ha ragione il sottosegretario Bianchi a insistere sulla professionalizzazione. Anche perché, parafrasando un detto popolare, non è tutto esperienziale quel che luccica.