Turismo esperienziale per promuovere il territorio

Turismo esperienziale per promuovere il territorio

Turismo esperienziale: è il nuovo mantra  tra gli addetti ai lavori del settore turistico. E come in tutti i settori, anche in questo, la forma è sostanza. Basta sentire pronunciare la parola “esperienza” che è subito magia. E siccome il turismo sembra uno di quei rari settori dell’economia in grado di assicurare un buon tasso di crescita e la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro, ecco che il territorio si mobilita e si rimbocca le maniche, promuovendo tutte quelle esperienze da vivere che tanto rappresentano nella motivazione di scelta di una destinazione. In questo difficile compito ci viene in aiuto il marketing turistico.

Solo qualche anno fa le ricchezze culturali e storiche di una destinazione bastavano ad attrarre i turisti. Oggi non è più così. Il viaggiatore è sempre meno alla ricerca di un luogo dove andare ma sempre più attratto da una destinazione in cui fare. È ormai finito il tempo in cui il turista rientrava dal suo viaggio con qualche souvenir e molte foto da mostrare ad amici e parenti. Il turismo è cambiato così come anche la figura del turista: ora vuole vivere le emozioni del viaggio per poi condividerle magari sui social network.

Esperienze, si diceva. Emozioni. Purtroppo intorno a queste parole si fa molta confusione. Spesso l’esperienza che tanto fa versare inchiostro sui media specializzati altro non è che un servizio in più che ci viene proposto insieme alla destinazione, come fosse la televisione satellitare a schermo piatto e il wifi in camera. Ed è proprio per evitare quel tipo di “esperienza” che ci viene in aiuto il marketing territoriale inteso come il processo attraverso il quale si interviene per fare sì che quel luogo diventi motivazione di scelta di destinazione da parte del turista. Sempre tenendo ben presente che se c’è un tipo di competitività che la concorrenza non può rubare è il territorio. Sono le ricchezze del territorio con le loro peculiarità a dare maggior valore alla proposta turistica, a renderla diversa e più competitiva.

In passato il cliente che acquistava un prodotto turistico procedeva come con i mattoncini di un lego, prima quello rosso, poi aggiungeva un pezzo bianco e in seguito li metteva

Turismo esperienziale in cucina
Turismo esperienziale in cucina

insieme. In altre parole il turista sceglieva il luogo di destinazione, si cercava un albergo e vi aggiungeva qua e là qualche servizio. Oggigiorno i turisti sono sempre più motivati dalle esperienze da vivere, dal concetto di living culture, dal desiderio di vivere  nell’humus culturale del luogo. Insomma vogliono un prodotto innovativo e complesso, che solo il territorio e le sue realtà più autentiche possono offrire.

Se si guarda con attenzione alla ricchezza e varietà dei territori in Italia, quali di questi puntano la loro offerta su un sistema che valorizzi l’esperienza come motivazione di viaggio e di scelta di una destinazione? La domanda è d’obbligo se si considera il grande numero di territori a forte vocazione turistica che parlano di vendere esperienze uniche quando di fatto l’offerta rimane più o meno quella di un servizio in più a quello della camera.

 

 

 

Ben diversa sarebbe la proposta di vivere l’esperienza della vendemmia insieme al viticultore in un vigneto dell’Oltrepò Pavese o del Monferrato oppure stare in un laboratorio dove mani abilissime trasformano un pezzo informe di legno o una massa di creta in altrettante eccellenze artigianali.

 

 

Questa sì che è vivere un’esperienza unica e di valore, che non ha prezzo e che il turista è anche disposto a pagare. Quindi, lasciamo da parte i prezzi scontati, come se si offrisse un due al prezzo di uno.

Gli studi mettono in evidenza che il turista sceglie un luogo sulla base delle cose che si possono fare ma anche delle persone che si possono incontrare. Il patrimonio del territorio sarebbe orfano se gli si togliessero le persone che vivono in loco e che ne costituiscono l’ossatura, il patrimonio umano. Ben venga dunque un marketing che produce non solo immagini e slogan ma un marketing di cose vere e autentiche che a loro volta bisognerà trasformare in messaggi  e immagini. Ma soprattutto in emozioni.