Turismo esperienziale per promuovere i borghi

Turismo esperienziale per promuovere i borghi

pubblicato in: Trends & News | 0

Turismo esperienziale e borghi d’Italia, alleanza perfetta. Queste piccole perle di bellezza disseminate da Nord a Sud, che il turismo esperienziale è in grado di far conoscere e valorizzare al meglio sono i borghi d’Italia. Paesini per lo più poco conosciuti, che conservano tra le loro mura i ritmi lenti di secoli di storia, cultura e tradizione. Quei luoghi che chiamare “minori” sarebbe riduttivo perché di minore hanno solo le dimensioni, il loro fascino invece è immenso. Tra i loro vicoli si scoprono fragranze e antichi sapori che non aspettano altro che farsi conoscere per sorprendere e stupire. È un’Italia ancora tutta da scoprire, lontana dalla ressa delle grandi mete turistiche tradizionali.

Turismo esperienziale
Turismo esperienziale –  Una suggestiva piazza di Venzone

 

I Borghi, vera novità del mercato turistico italiano
In questi ultimi anni si è assistito a una riscoperta dei borghi e dei piccoli centri che hanno conquistato grande consenso tra i turisti, riuscendo a entrare in competizione con le grandi mete turistiche tradizionali. Il fenomeno è dovuto in parte all’effetto Expo, ma sono molti gli esperti del settore ad affermare che è in atto un vero e proprio trend che vede i borghi in forte ascesa. Un fenomeno che sicuramente ha tratto vantaggio anche dal successo della trasmissione televisiva “Alle falde del Kilimangiaro”, condotta da Camila Raznovich che ha messo a confronto i Borghi più belli d’Italia. Analogamente a quanto accaduto per la serie tv “Il Commissario Montalbano” che ha fatto conoscere al grande pubblico italiano e straniero le meraviglie della Sicilia. Anche in questo caso la forza evocativa delle immagini è stata più forte ed efficace di qualsiasi tipo di marketing territoriale.


Borghi e turismo esperienziale, connubio perfetto

Diversi elementi accomunano i borghi con il turismo esperienziale Fondamentalmente “parlano” la stessa lingua. Non si visita un borgo come si visita una metropoli. Si rallenta, si privilegia la qualità, le sensazioni, le esperienze. Occorre dimenticare l’ottimizzazione del tempo, tipica del turismo di massa, che deve standardizzare per consumare tutto velocemente. Una visita in un borgo presuppone di entrare in uno stato mentale di accoglienza, condizione che permette di guardare più che vedere, di vivere il posto piuttosto che attraversarlo. Ma la caratteristica principe che accomuna i borghi con il turismo esperienziale è la loro dimensione umana e relazionale.


Overtourism, un fenomeno che mette in crisi il nostro modello di turismo

Da una recente indagine ENIT-ISOS, risulta che l’Italia esercita una forte attrattiva sul turista straniero. Alla domanda “Se vincesse una vacanza premio all’estero, dove vorrebbe andare?” il 37% della popolazione mondiale risponde “In Italia” (41% tra i ceti elevati), il 32% gli Stati Uniti, il 31% l’Australia. Inoltre, l’Italia è anche il primo Paese al mondo che viene associato a qualità della vita, creatività e inventiva, superando Canada, Australia, Cina e Stati Uniti. I dati confermano le enormi risorse potenziali che il brand Italia possiede nell’immaginario collettivo del turista. Ma se il turismo è una manna economica per il Pil italiano, il troppo successo rischia paradossalmente di soffocare intere città. Il modello attuale di turismo rischia di espellere, in alcuni casi lo sta già facendo, gli abitanti dai propri quartieri oltre a creare problemi ambientali di non facile soluzione. Emblematico il caso di Venezia: i veneziani devono combattere ogni giorno contro l’invasione dei turisti. Le cifre sono eloquenti, i 55mila abitanti del centro storico possono fare ben poco di fronte agli oltre 20 milioni di visitatori che la città accoglie ogni anno. La lotta è impari e si traduce in un centro storico invivibile da cui la popolazione locale fugge per il perenne stato di assedio. Anche solo vedere Venezia dal mare, dal ponte delle grandi navi da crociera, provoca danni al delicato equilibrio dell’ecosistema lagunare.
Ma se Venezia piange Roma non ride. E nemmeno Firenze. Ma il problema del sovraffollamento turistico non è solo italiano, affligge molte altre città europee: Amsterdam, Barcellona, Lisbona, tanto per fare qualche esempio.


Destagionalizzazione: i borghi ci vengono in aiuto

Uno dei grandi problemi che incontra il settore turistico in Italia è la sua concentrazione in un particolare periodo dell’anno e in alcune città di forte attrattiva per il turista globale. Ne consegue una congestione delle capacità di trasporto e dei servizi di accoglienza e un degrado dell’ambiente naturale e umano nell’alta stagione mentre in bassa stagione si verifica uno scarso impiego delle risorse finanziarie e umane. Per risolvere questo problema i borghi vengono in aiuto. Valorizzare i borghi è un’opportunità da sfruttare perché permette di diversificare l’offerta, contribuendo così a distribuire meglio i flussi turistici e, di conseguenza, di decongestionare le grandi città d’arte.


Turismo sì, purché sostenibile

«Riuscire a gestire il numero crescente di visitatori in alcune mete molto popolari del globo è diventato cruciale sia per gli abitanti di quei luoghi, sia per gli stessi visitatori. – ha detto Taleb Rifai, segretario generale dell’Organizzazione mondiale del turismo in un suo intervento al WTM – L’aumento dei flussi turistici non è un nemico, ma per rimanere un’esperienza arricchente per tutti deve rispettare i diritti di tutti ».

«Mentre ci avviamo alla fine dell’anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, dobbiamo riflettere su come gestire il turismo in modo responsabile e sostenibile anche oltre il 2017 – ha aggiunto Taleb Rifai -. Massimizzare i benefici sociali ed economici del turismo, minimizzando eventuali impatti negativi sulle comunità ospitanti e l’ambiente dovrebbe rimanere al primo posto nell’agenda dei nostri sforzi per gli anni a venire, con i policy-maker, le imprese e i viaggiatori che contribuiscono a questo obiettivo condiviso».

Ha fatto bene il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, a dichiarare il 2017 Anno dei Borghi. Sicuramente un anno non basta per scoprire il valore reale di queste piccole gemme che, insieme al turismo esperienziale, promuovono il brand Italia nelle sue molteplici forme. Rivitalizzando i borghi si decongestionano le città d’arte letteralmente invase dal turismo di massa e si risponde a quella la domanda di turismo esperienziale che prevede emozioni, un contatto non superficiale con la popolazione locale, le tradizioni del posto e naturalmente i prodotti enogastronomici del territorio. Proprio ciò che i borghi hanno da offrire.