Turismo esperienziale: dalla città in cui andare al luogo in cui fare

Turismo esperienziale: dalla città in cui andare al luogo in cui fare

pubblicato in: Turismo esperienziale | 0

di Luca Caputo

Turismo esperienziale, sempre ovunque e comunque: se ci si vuol dimostrare competitivi e al passo coi tempi sul mercato turistico, basta pronunciare la parola esperienza ed è subito magia.
Non v’è dubbio che i nuovi trend turistici sottolineino l’importanza e l’urgenza, per ogni territorio, di far tesoro di tutte quelle che possono essere le esperienze da vivere e che rappresentano il fattore decisivo di scelta di una destinazione.

Il turista di oggi, infatti, è sempre meno alla ricerca di città in cui andare e sempre più alla ricerca di luoghi in cui fare: non vuole tornare a casa con dei gadget e invitare gli amici a guardare le diapositive, vuole vivere emozioni e condividerle sui Social.
In questo senso, dunque, il patrimonio ambientale e culturale di una destinazione – negli anni scorsi principale attrattore turistico – deve per forza di cose integrarsi con tutto ciò che costituisce per il territorio quel patrimonio immateriale di esperienze che arricchiscono e caratterizzano il cosiddetto elemento wow di un luogo (un mix di stupore, entusiasmo e soddisfazione).

In realtà il discorso è molto più complesso perché la questione di fondo è che l’esperienza - così com’è spesso proposta - altro poi non è che un servizio o un’aggiunta (a costi contenuti) al pacchetto di soggiorno. Molto spesso, infatti, molti parlano di esperienza trattandola alla stregua di un servizio all inclusive, così come si offriva il frigobar in camera negli anni novanta o il servizio wifi al giorno d’oggi.

Il tema di fondo è dunque uno e uno solo: quanti sono seriamente i territori che puntano la loro offerta su un sistema che valorizza l’esperienza come motivazione di viaggio e di scelta di una destinazione? Non è appena una questione di scelte strategiche, perché per i territori a vocazione turistica si tratta di ribaltare completamente il punto di vista di una situazione in cui si parla di esperienze uniche, autentiche, indimenticabili ma il sistema di offerta turistica, di fatto, continua a vendere la camera.

È bene sottolinearlo con fermezza: l’esperienza non si deve svendere!

Poter assistere ai preparativi della massaia che ci prepara una cena con prodotti selezionati a chilometro zero, degustare un vino alla fine di una passeggiata tra i filari di un vigneto, condividere il dietro le quinte di un laboratorio dove mani sapienti tirano fuori eccellenze artigianali da masse informi di materie prime come legno e cuoio sono momenti di impagabile valore.

Esperienze del genere non possono certo sottostare a logiche di competizione sul prezzo: l’esperienza ha un valore e come tale va riconosciuto per sottrarci alla tentazione di proporre sconti sulle esperienze come si fa con un qualsiasi servizio turistico.

Il turista di oggi, quello che vuole sporcarsi le mani e vivere a stretto contatto con la tradizione, ha già ben in mente che un’esperienza unica, di valore, autentica va adeguatamente pagata. È disposto a farlo, è predisposto a non cedere ai meccanismi del prezzo al ribasso anzi, storce il naso subodorando la truffa quando gli viene proposta un’esperienza a prezzi da discount.

Qui sta il succo della questione: abbiamo una domanda molto attenta e disposta a spendere per esperienze uniche e di valore e molti continuano a proporre più banalmente accomodation, a vendere posti letto.
Perché dunque si fa fatica a intraprendere questa strada?
Perché, prima di tutto, proporre l’esperienza come motivazione di soggiorno e conversione in prenotazione richiede formazione, pianificazione e capacità del territorio di ricostruire le tante sfaccettature della sua identità e dei suoi valori distintivi. Occorre il contributo di tutti, attivando luoghi di confronto per accrescere la consapevolezza di cosa significhi essere destinazione e occorrono sempre più luoghi di contaminazione e condivisione tra attori locali eterogenei.

Il turista di oggi vuole sporcarsi le mani e non vuole essere trattato da turista, motivo per cui il vero obiettivo dovrebbe essere quello di creare i presupposti affinché il medium col territorio non sia la guida turistica ma il locale stesso.
Si tratta di attivare e connettere relazioni coinvolgendo sempre più locali e turisti nel racconto del territorio, sviluppando le esperienze migliori e raccontando le storie giuste.
Il viaggiatore avrà dunque come destinazione i locali, non le località.

Sarà compito di ogni sistema territoriale definire la progettazione di circuiti di valore in cui l’esperienza, quella autentica e non mediata, possa diventare attrattività turistica e al tempo stesso un modo innovativo di opportunità di lavoro per l’economia locale.