Turismo esperienziale Artès o come promuovere il territorio

Turismo esperienziale Artès o come promuovere il territorio

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Dove si trova l’elemento “wow” di un territorio, quello che farà scattare la molla al potenziale turista e diventerà la motivazione di scelta della destinazione? Anni fa era molto chiaro. Era il patrimonio ambientale e culturale a costituire il principale attrattore turistico di un determinato luogo. Ora non più, con il nuovo trend del turismo esperienziale la domanda cambia. Quale regione punta la propria offerta turistica su un sistema che valorizza l’esperienza come motivazione di viaggio e di scelta di una destinazione? Per i territori a vocazione turistica si tratta di ribaltare completamente il punto di vista. Mentre il sistema, di fatto, continua a offrire e vendere prodotti turistici tradizionali, il trend internazionale chiede esperienze uniche, autentiche, indimenticabili. Perché è così difficile intraprendere questa nuova strada?  Perché, innanzitutto, inserire l’esperienza come motivazione di soggiorno, richiede da una parte formazione e professionalizzazione del personale, dall’altra capacità di pianificare e ricostruire le tante sfaccettature dell’identità di un territorio. Occorre inoltre il contributo di tutti gli stakeholder, occorrono sempre più luoghi di contaminazione e condivisione tra attori locali eterogenei per attivare spazi di confronto e per accrescere la consapevolezza di cosa significhi essere “destinazione”.  Questo il percorso da compiere  da parte delle strutture del territorio. Ma esiste anche il problema del prodotto turistico vero e proprio. Siamo sicuri che in quell’offerta particolare ci sia l’effetto “wow” di cui parlavamo prima?

L’offerta esperienziale Artès

Le “storie da vivere insieme” di Artès hanno per obiettivo proprio quello di promuovere il territorio con pacchetti turistici esperienziali che puntano sulle peculiarità della zona in tutte le sue forme. Per offrire al turista un’esperienza “wow” insieme all’operatore per il turismo esperienziale, un “local” anche lui. Questi pacchetti esperienziali, veri elementi che esaltano che fanno vivere il luogo. Perché si basano sulla passione di un operatore locale, condivisa con il turista che viene proiettato in una dimensione scenica che lo rende protagonista di una storia originale sul palcoscenico del territorio.

 

Enogastronomia e territorio

Prendiamo ad esempio il cibo, che non è solo nutrimento, è scoperta, conoscenza, piacere, socialità. Prodotti alimentari e cucina della tradizione sono a tutti gli effetti patrimonio culturale, che traggono origine da passione, professionalità, ingegno e fantasia di una molteplicità di attori tra cui agricoltori, artigiani, affinatori e cuochi.
Aprire al turista questo mondo facendogli cogliere le tante sfumature che rendono unici e esclusivi i cibi dei diversi territori, può voler dire fargli vivere un’esperienza indimenticabile, un “viaggio nel viaggio”.
La collaborazione fra imprese del turismo e dell’agroalimentare per creare l’offerta di un prodotto turistico esperienziale rappresenta una grande opportunità di crescita per ambedue i settori. Di questo ne è convinta Giuliana Masutti, perita agraria, libera professionista e manager di rete, che da anni opera nell’agroalimentare del Friuli Venezia Giulia, grazie alle competenze e conoscenze acquisite su tutta la filiera agroalimentare, dalla produzione della materia prima alla trasformazione, fino alla promozione e vendita del prodotto finale. Nella sua attività Giuliana Masutti, che ha lavorato e collaborato con varie organizzazioni pubbliche e private, crea relazioni per lo sviluppo di filiere e reti intersettoriali che favoriscano la valorizzazione delle produzioni di qualità e la creazione di nuovi prodotti e servizi, in un’ottica di sostenibilità economica ed ambientale dell’attività agricola.

 

Per Giuliana Masutti, consulente di imprese dell’agroalimentare su reti d’impresa e Programma di Sviluppo Rurale, il viaggio è movimento, scoperta, incontro. È conoscere, assaporare la vita e la realtà del posto, la gente, le sue abitudini.

 

Cosa ti ha colpito nel Progetto Artès?

Mi ha molto colpito la completezza del Progetto Artès. Perché il progetto si sviluppa su tutta la filiera, dal coinvolgimento di risorse umane del territorio, alla loro formazione, per arrivare fino alla costruzione del prodotto commerciale ed alla sua promozione e vendita.  È quindi un progetto che a mio avviso può produrre grandi risultati proprio per la sua visione d’insieme. Credo poi di aver percepito un’anima, cioè una spinta motivazionale ed un entusiasmo che trae origine dall’interesse delle persone che ne fanno parte a dare voce e forza ad uno stesso ideale.


Perché il turismo esperienziale può essere una forte leva di promozione del territorio?

Ogni territorio ha qualcosa da raccontare e può offrire al turista diverse esperienze. Ma non solo. C’è anche un grande bisogno di ritrovare il valore delle relazioni a cui indubbiamente questo tipo di turismo può contribuire. Non si tratta quindi solo di costruire un prodotto turistico funzionale ad una richiesta di mercato, ma di innescare un circuito nuovo di cui il territorio stesso ha necessità.

E perché proprio in Friuli Venezia Giulia?

È semplice. Il Friuli Venezia Giulia, ma questo è valido anche per altre regioni  italiane,  è la regione dei tanti territori diversi tra loro dal punto di vista ambientale, naturalistico, storico, agroalimentare, ecc.. In Friuli Venezia Giulia si viene per l’enogastronomia (chi non conosce i vini di questa regione?), per visitare i suoi borghi storici (Venzone, Valvasone, Cordovado, Spilimbergo, Pofabbro, e tanti altri,) per il mare e la laguna, la montagna e le città d’arte (Trieste, Pordenone, Udine, Gorizia). In Friuli Venezia Giulia il turista può quindi vivere esperienze uniche in contesti totalmente diversi tra di loro spostandosi solo di pochi chilometri. E’ una regione slow, da scoprire ed assaporare lentamente. Ha quindi tutte le caratteristiche per far diventare il turismo esperienziale uno degli aspetti di maggior richiamo della sua offerta turistica.

Come si possono coniugare natura e ruralità con il turismo esperienziale Artès?

Credo che le possibilità di creare esperienze turistiche Artès nel mondo rurale ed agricolo siano infinite. Tanto per fare qualche esempio il turista può vivere l’esperienza di partecipazione ad una pratica agricola (es. semina, coltivazione, fienagione, raccolta, ecc.), di trasformazione della materia prima (es. caseificazione, panificazione, vinificazione, ecc.), ma anche di utilizzo del prodotto nella cucina locale. Ogni esperienza può quindi rientrare in contesti, storia e tradizioni specifiche della singola zona e permettere al turista un’immersione nella natura ed indirettamente nei suoi ritmi anche attraverso stagionalità e territorialità dei cibi.