Salerno, la città dalle mille vite!

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Chiese, palazzi, vicoli, piazze, musei, scavi archeologi; la città di Salerno offre agli sguardi curiosi dei turisti un caleidoscopio di opportunità di svago e, nel contempo, di approfondimento culturale.

Posta più o meno al centro dell’omonimo golfo, che con felicissima espressione il grande poeta Alfonso Gatto, salernitano purosangue, definì “lunato”, la città è il risultato di una stratificazione storica, artistica, architettonica e urbanistica. Le testimonianze più antiche del primo nucleo abitato risalgono al 194 a.C., quando sorse una colonia romana raccolta intorno all’odierna via Tasso, poco al di sopra di Piazza Abate Conforti dove fu stabilito il foro.
Tra il VII e l’VIII secolo Salerno si popolò di ricchi mercanti. Con i Longobardi divenne capitale del ducato di Benevento e il principe Arechi II fece edificare, a monte dell’antico nucleo cittadino, l’imponente Castello che domina, dall’alto di Colle Bonadies, tutta la città , segno “emergente” nel paesaggio. Il nome del castello è legato a numerose leggende e  storie e lo stesso Ugo Foscolo vi ambientò una sua tragedia, la “Ricciarda”.

 

 E’ nel medioevo che il centro storico si caratterizza grazie alle  sue stradine e vicoletti.

“Gioiello medievale” lo chiamava il già citato poeta Alfonso Gatto, per la sua ricchezza di palazzi e chiese di epoca longobarda e normanna. Il centro storico di Salerno è uno dei meglio conservati e ristrutturati della penisola italiana;  strada principale del centro è Via dei Mercanti, uno dei fulcri del commercio e dello shopping salernitani. Lungo questa strada anticamente conosciuta come Via Drappiaria, è d’obbligo una visita alla pasticceria Pantaleone per assaggiare una fetta della gustosa Scazzetta (dolce a base di pan di spagna e fragoline di bosco).

 

Sempre all’interno del centro storico troviamo il Museo Didattico della Scuola Medica Salernitana, la Pinacoteca Provinciale, il Museo Diocesano, il Museo Archeologico Provinciale e il Duomo, in cui sono conservate le reliquie di San Matteo, il patrono della città.

 

Simbolo della città la Cattedrale di San Matteo, un meraviglioso esempio di architettura romanica della fine dell’XI secolo, scrigno di opere d’arte medievali e barocche. Dedicato all’Evangelista, il duomo funge da scenario ai festeggiamenti per il santo patrono. Come ogni anno, il 21 settembre, il popolo salernitano esprime la sua profonda devozione a San Matteo con la tradizionale processione, durante la quale la statua del santo viene portata a spalla dai fedeli. In occasione di tale festa non possono mancare i piatti tipici della tradizione, come ad esempio il gustoso panino con la milza. L’atrio del Duomo, in passato, fu il luogo dove si svolgevano  lezioni di medicina e, con un po’ di fantasia, possiamo immaginare i giovani studenti che passeggiano ripassando le lezioni di diritto, di anatomia, studiando gli erbari nella speranza di superare l’esame finale e diventare medicus!

 

Il periodo di  massimo  splendore venne raggiunto dalla città di  Salerno in epoca normanna.

 

Roberto il Guiscardo la proclamò capitale di tutti i suoi domini in Italia: la città divenne più ricca di Roma e ospitò il più importante centro di studi medici in Europa, la Schola Medica Salernitana, punto d’incontro e di fusione tra l’antica tradizione medica orientale e le sperimentazioni di scienziati e  medici locali. Le porte di tale istituzione vennero aperte anche alle donne, che potevano esercitare le funzioni  di medico e scrivere trattati di medicina (pensiamo a Trotula De Ruggiero). A Matteo Silvatico, insigne medico citato anche da Boccaccio nel Decamerone, dobbiamo la fondazione del Giardino della Minerva.

Egli realizzò, in questo giardino, il primo esempio di orto botanico; uno spazio didattico dove i medici insegnavano agli allievi a riconoscere i “semplici” ossia  le piante utilizzate per curare le malattie. Un giardino che Silvatico arricchì di specie rare ed esotiche scoperte nel corso dei suoi innumerevoli viaggi. Grazie ad un particolare microclima, favorito dalla scarsa incidenza dei venti di tramontana e dalla favorevole esposizione, è ancora possibile coltivare le antiche erbe officinali come la salvia, la ruta, la misteriosa mandragora e tante altre.

 

Oggi lo storico Giardino della Minerva rappresenta uno dei tasselli più importanti e significativi della rinascita del Centro Storico di Salerno, sviluppata nel corso degli anni Novanta e ora  tappa fondamentale di tutti gli itinerari turistici più importanti della città che, grazie ad un’intelligente gestione continua ad essere laboratorio di osservazione, di conoscenza sensibile alla creatività contemporanea.

Meno fortuna ha la città durante il periodo rinascimentale  a causa dello scarso interesse che gli Aragonesi mostrano per Salerno, che emerge a fatica solo sotto i Principi Sanseverino. Tra Seicento e Settecento subisce il predominio di Napoli, capitale del Regno. La decadenza durerà fino all’Unità d’Italia, pur conservando durante questi secoli il  primato nel campo degli studi medici.

 

In epoca liberale la città rifiorisce e l’Amministrazione Municipale avvia i lavori per costruire il Teatro Verdi e la Villa Comunale, simboli della ricca borghesia post-unitaria. La villa, che unisce un interessante esempio di giardino storico arricchito da piante, anche rare, ad un’importante funzione pubblica di svago, è uno dei tanti siti che si veste delle luminarie dell’Evento di Luci d’Artista che dal 2006 attira visitatori da tutte le parti d’Italia.

 

Queste luci, ormai diventate una tradizione salernitana, vanno ben oltre le solite luminarie, sono opere concepite da artisti contemporanei  di alto valore scenografico e simbolico

 

«Non sapersi orientare in una città non vuole dire molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare» ha scritto nei suoi ritratti di città lo studioso Walter Benjamin.


Con questa frase vi invitiamo visitare la città e percorrere gli itinerari più noti di Salerno, in un viaggio tra i palazzi, giardini antichi e strade scavate dal tempo.

 

Autore: Clelia Di Pietro
Foto di: Antonino FIorentino, Carmine Caruso, Emiliano Siano