Roma, alla (ri)scoperta delle vie francigene

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Tutti conoscono Roma, la Città Eterna, culla di storia ed arte, meta turistica tra le più ambite e battute al mondo.
Ma Roma, è tutta qui? E’ solo ciò che possiamo leggere nelle guide, è solo un pacchetto di luoghi da visitare conosciuti e decantati da tutti, oppure ha ancora qualcosa di “nuovo” da offrire e da mostrare a chi è in grado di coglierlo?
Veronica, operatrice Artès romana doc, ci porta alla riscoperta delle antiche vie Francigene, troppo spesso dimenticate nonostante ciò che possono ancor’oggi raccontarci.

Si potrebbe pensare che scrivere un articolo sul turismo a Roma sia qualcosa di molto banale.
In realtà credo sia molto più difficile di quanto si possa pensare.

Si corre il rischio di cadere in banalità o, al contrario, di non arrivare al nocciolo della questione a a causa dell’enorme quantità di materiale a disposizione.  Sarebbe curioso chiedere a tutti coloro che sono stati a Roma almeno una volta cosa gli venga subito  in mente, quale immagine immediatamente visualizzino a sentir nominare la Città Eterna? Ma Roma è davvero “eterna”?

Mi spiego meglio: spesso ho la sensazione che si diano un po’ troppo per scontate l’importanza e la bellezza di Roma e che proprio quell’enorme bagaglio culturale e storico che la segue come una coda e ne precede la fama, non risulti più una ricchezza sulla quale continuare a  puntare, ma una sorta di zavorra che appesantisce, una  catena che la trattiene indietro e la rallenta. Mi permetto di dire queste cose perché io a Roma ci sono nata, e ci vivo da 30 anni.

E a malincuore dico che dalla mia città  mi sento un po’ tradita e delusa. Benché  abbia studiato storia dell’arte e mi occupi di turismo, motivi per i quali dovrei sentirmi  apparentemente molto fortunata di essere nata e  vivere qui, purtroppo noto con dispiacere che la mia città non venga valorizzata come dovrebbe. Credo però che tutto ciò sia  la premessa e la base da cui partire. Penso che si possa prendere ad esempio, come cartina tornasole per parlare ed esplorare il mondo del turismo a Roma, il mondo delle vie Francigene. Come prima cosa, ci tengo a sottolineare il plurale: Vie Francigene.

Di solito, quando spiego ai bambini delle elementari il mondo dei cammini di pellegrinaggio, mi sento rispondere  che le Vie Francigene sono  quelle che arrivano  dalla Francia o quelle  legate alla figura di San Francesco. Nessuna delle due affermazioni è totalmente falsa, ma non si può dire che corrispondano completamente alla realtà . Le vie Francigene si chiamano così perché erano le vie che scendevano dal Nord Europa fino a Roma, e utilizzando la figura retorica della “parte per il tutto”, si è iniziato a parlare in maniera più generica di Francia.

E’ vero che le Francigene si inseriscono in un contesto più ampio che è quello dei cammini religiosi (come quelli di San Francesco o di San Benedetto o di San Tommaso) e che, ancora più in generale, il mondo dei cammini religiosi, entra di diritto nel mondo dei cammini culturali europei (come quello di Annibale, come la Rotta dei Fenici, ecc…), ma nessuna delle Francigene portava specificamente a un luogo di culto francescano. Tutte le rotte da percorrere a piedi, che dal Nord scendevano in Italia, arrivano da lei: portavano a Roma.

Se quindi oggi rischiamo che il retroterra culturale di Roma non stimoli il turismo in entrata, ma lo renda stanco, le Vie Francigene risultano essere una sorta di best practice che davvero rendono Roma una città degna di essere definita “eterna”. Oggi cosa ci porta a Roma? Cosa spinge le persone, anche da molto lontano, ad arrivare fino a qui? Cosa muove le intenzioni? Nulla. O meglio, nulla di vero. Mi “piace” dire che Roma patisce il turismo delle tag: quello che porta a Roma è molto spesso, troppo spesso, un turismo che, anche quando non è religioso, è una sorta di pellegrinaggio.
La gente continua a venire a Roma per la fama, per quello che è stata, non per quello che è.

Tanto è vero che ci viene, ma difficilmente ci torna. Organizza il viaggio, si tagga e compra souvenir, perché è importante poter testimoniare di esserci stati, ma non è altrettanto importante pianificare un eventuale ritorno. Perché passare qualche giorno a Roma è costoso e faticoso, e tanto Roma è sempre uguale a sé stessa, mentre invece il turismo legato alle Vie Francigene è decisamente in crescita: perché? Merito solo del Giubileo? Assolutamente no. Anche perché la Francigena non si sceglie e non si percorre quasi mai per motivi di fede. Le radici di questo fenomeno affondano in altre motivazioni. Iniziamo con il dire che ultimamente molte regioni, in particolar modo la Toscana, ma anche il Lazio, hanno investito sulle Francigene.

E’ nei momenti di crisi che la creatività si ingegna e spazia. Evidentemente ci si rende già conto che c’è bisogno di proporre altro, anche se bisognerebbe anche proporre il vecchio in maniera nuova. Cosa spinge le persone, per i motivi più disparati, provenienti da differenti classi sociali ed età (ce lo dicono i dati) a percorrere tratti delle Francigene? Le persone stesse. Perché la differenza la fanno sempre le persone. La Francigena, al singolare quando intesa come fenomeno culturale, è un’esperienza che mette in moto la persona, fisicamente e psicologicamente.

Mette in cammino, accelera il cuore, fa bene alla salute, genera benessere, svela posti nuovi, mette in gioco punti di vista diversi, crea ritmi nuovi, mette al passo con i tempi, mostra prospettive differenti. La Francigena, qualunque essa sia, è un’esperienza, non è un pacchetto. E’ una proposta che aspetta solo te per essere e divenire “vera” . Scelto  un determinato percorso, sarà l’individuo a decidere  se farlo da solo, in coppia, o in gruppo, se farlo in silenzio o parlando, o parlando in silenzio. Scegli tu il motivo e scegli tu che posto dare a quest’esperienza nella tua vita, cosa dai e cosa prendi. Non è un’esperienza prestabilita, è un’esperienza che si offre e che ha bisogno degli altri per portarsi a compimento.

Le  Francigene mettono in rete i luoghi , i tempi e le persone. La Francigena non è un luogo, ma  una rete di luoghi connessi da uno spazio, che ha attraversato i secoli ; luoghi che si connettono ai nostri tempi attraverso una catena di storia e di storie che ce li hanno trasmessi. Percorrere la Francigena significa anche ripercorrere le storie delle persone che l’hanno calpestata secoli addietro. La Francigena è un’esperienza composta da molteplici  esperienze;  non riguarda solo il camminare, lo stare a contatto con la natura, lo sforzo fisico o il silenzio, la Francigena è l’insieme di  esperienze che si trovano arrivando e partendo. Cosa incontrava un uomo medievale  mentre camminava? E quando arrivava? Cosa mangiava? Cosa vedeva? Quali racconti sentiva?

Questo  “bagaglio” di esperienza si metteva in relazione con il  pellegrinaggio in sé e con il vissuto di quella persona,  per questo il fenomeno “Francigena” è da sempre un fenomeno vivo. Al contrario di ciò che avviene per quanto riguarda il turismo a Roma: prettamente museale e fatto di localizzazioni sui social, solo per dire al mondo “ci sono stato”. Per questo io, da romana e da operatrice per il turismo esperienziale secondo il modello Artès, credo che Roma abbia particolare bisogno del turismo esperienziale, per far reagire il suo potenziale inesplorato perché  di risorse da risvegliare e di soluzioni alternative per Roma ce ne sarebbero a bizzeffe.

Basti pensare, rimanendo sul turismo religioso e medievale, alla quantità di chiese che non vengono neanche proposte nei pacchetti turistici dei tour operator perché esulano dal percorso canonico San Pietro, Piazze di Roma, Fori e Colosseo. Quanta ricchezza culturale c’è negli affreschi di Santa Maria in Ara Coeli e in Santa Maria sopra Minerva? E i mosaici di Santa Pudenziana e Santa Prassede? E gli scavi archeologici sotto San Clemente e i Santi Giovanni e Paolo? Vedere masse di turisti muoversi intorno a questi monumenti, dietro un ombrellino, e non vederli entrare dentro questi luoghi, genera in me sofferenza. Mi rattristo per loro, perché quando ho potuto, io stessa ho portato le persone in questi posti e le ho viste commuoversi, e  a volte mi sembra quasi di sentir piangere queste bellezze dimenticate che vorrebbero continuare ad accogliere persone, ma sulle  quali nessun occhio si posa, verso le quali nessun passo più si incammina. E’ una storia che sa di amore non corrisposto. Di quali esperienze avrebbe bisogno secondo me Roma? Dell’esperienza vissuta dei romani.

I Romani non vanno al Colosseo, non vanno a San Pietro. Il che ovviamente non significa che  in questi posti non bisogni andarci. Da  storica dell’arte davvero non potrei mai dire una cosa del genere. Dico solo che prima di essere consegnati ai turisti, questi posti andrebbero riabitati dalle persone a cui in primis appartengono, alle persone che con quei monumenti dividono uno spazio e un tempo. E poi ci sarebbe bisogno che queste cosiddette “mete turistiche” possano essere riconsegnate  alla vita  vera. Oltre che a Via  dei Fori Imperiali, dove vanno i romani? Dove vivono? Come ci arrivano? Cosa mangiano? Cosa dice ancora a loro  quel monumento?

Solo così Roma non sarà più un sepolcreto da ammirare, ma luogo di storie di vita da esperire e continuare a narrare. Ecco mete, non solo turistiche, mete come nel rugby, punti vincenti, obiettivi, finalità. Direzioni che ci indicano la via da percorrere.

Come la Francigena, che è una via da percorrere, ma che parte dall’uomo e arriva all’uomo, dove  i monumenti sono le tracce manifeste di tutti gli uomini e di tutte le storie di vita che hanno riempito quei luoghi, che si sono fatte  raccogliere da quelle strade. Se a Roma gli uomini collezionano opere d’arte, ma non sanno più il perché, la Francigena risulta essere vincente perché è lei, capolavoro culturale, che colleziona e intrattiene (trattiene dentro) le persone. Contro allora un turismo massificato che divora Roma, ma non la nutre e non la valorizza, una sorta di cibo che non sazia ma anzi rende bulimici, contro un turismo che troppo spesso procede su binari stantii sempre uguali a sé  stessi, Iniziamo a proporre sentieri nuovi,investendo soprattutto energie prima che risorse. L’energia cinetica da cui sembra essere mossa Roma adesso è solo energia frenetica che stanca, ma non attiva processi innovativi. Forse c’è bisogno di un reset,o per lo meno di un nuovo  impulso che non faccia girare a vuoto questo sistema, ma che anzi possa accendere il potenziale inespresso  di Roma. Come fanno le Francigene. Artès è pronto a fare questo.

Foto di Elena Venturi.