Ricettività extralberghiera: l’ospitalità richiede impegno!

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Delle nuove forme di ricettività extralberghiera si parla ormai da tempo. L’impatto che stanno avendo sul turismo e sull’economia è oggetto di dibattiti, di scontri, di nuove proposte di legge, di campagne mediatiche e di investimenti importanti. Tra le varie forme di ospitalità alternativa quella che sta vivendo la maggior crescita è quella delle case vacanze.

Una formula che attrae soprattutto i turisti stranieri, che si adatta a varie tipologie ed esigenze e che offre inoltre la possibilità di vivere per qualche giorno come un locals. Tra sostenitori e oppositori, start up e colossi del mercato on line, professionalità e improvvisazione si muove la folta schiera degli host, ovvero chi ospita a casa propria.

La formula dell’home sharing in realtà non è un concetto nuovo, in passato era circoscritto ad un limitato numero di case spesso in zone rurali o isolate dove non esistevano altre forme di ricettività o lungo i cammini dove viaggiatori e pellegrini venivano accolti, per pochi soldi, nelle dimore semplici di chi incontravano lungo il percorso. Aspettative basse, servizi minimi, ospitalità verace venivano compensati da un pasto caldo e dal contatto umano, dalla scoperta di tradizioni e luoghi. Il tutto funzionava con il passaparola ed era riservato a pochi coraggiosi o incoscienti.

Poi è arrivata la tecnologia ed il turismo è cambiato, sono cambiati i viaggiatori, sono cambiate le esigenze. I Portali hanno reso l’affitto online delle case vacanza semplice e immediato, come lo era già l’acquisto delle camere di hotel. Le possibilità di scelta si sono ampliate ed affinate. Le formule di alloggio alternative non sono più appannaggio di un manipolo di avventurosi e/o squattrinati viaggiatori ma intercettano i desiderata di una clientela curiosa, con una buona propensione alla spesa, attenta al rapporto qualità prezzo, alla ricerca di qualcosa di inedito e autentico.

 

Il successo della formula di Airbnb ha superato tutti i pronostici possibili. Booking.com ha cominciato a vendere alloggi privati, Expedia ha comprato HomeAway per non perdere quote di mercato, si sono aperti una moltitudine di portali e agenzie che propongono soluzioni ricettive alternative. Si sono aperte milioni di porte e per tante persone un’opportunità di guadagno inaspettata e sconosciuta.

L’aumento esponenziale dell’offerta di case vacanze ha portato i viaggiatori ad essere sempre più esigenti e cercare anche nell’extralberghiero quei comfort e servizi tipici dell’alberghiero. Inoltre, il meccanismo delle recensioni se da una parte è una fonte inesauribile di suggerimenti, dettagli consigli, valutazioni che aiutano a selezionare e scegliere, dall’altra è un’arma impropria e fuori controllo usata a volte per ricattare o danneggiare.

In questo scenario la vita ed il lavoro degli host assomiglia più a un’odissea che ad un’attività turistica. Alla costante ricerca di canali di vendita con condizioni eque, sempre in lotta con il prezzo in una concorrenza al ribasso, attenti a interpretare ogni segnale per capire se un cliente è un buon cliente o un cattivo cliente, impegnati ad esplorare nuovi modi di proporsi che possano fare la differenza e a offrire sempre più servizi che possano soddisfare il cliente per ottenere apprezzamento e buone recensioni.

La situazione è aggravata dal fatto che non esiste una professionalità riconosciuta per i servizi extralberghieri, quindi scarsa formazione e pochi luoghi di condivisione e collaborazione.

Nel 1999 è nata l’ANBBA: Associazione nazionale che rappresenta i Gestori di Bed and Breakfast, Affittacamere, Case per vacanza e Locazioni turistiche con l’obiettivo di migliorare la professionalità degli operatori dell’accoglienza, incoraggiare la regolarizzazione delle attività extra-alberghiere e sostenere la diversificazione dell’offerta turistica.

Airbnb ha creato delle community di host che si aiutano a vicende e portano avanti azioni collettive che tendono a coinvolgere gli enti locali, in altri casi si creano aggregazioni spontanee sul territorio.

In ogni caso la sensazione di chi lavora in questo settore è di precarietà e mancanza di coordinamento, dove tutto è affidato all’iniziativa e alle capacità personali.

Bisogna anche dire che uno dei problemi della ricettività extralberghiera, soprattutto per quello che riguarda le case vacanze, è che è gestita da persone che lo fanno in maniera sporadica ad integrazione del proprio reddito e non sono professionisti. Questo crea una forte divario sul prodotto offerto, le aspettative e l’investimento di energie e competenze.

Come migliorare la propria attività extralberghiera e superare alcuni di questi problemi?

Migliorare il posizionamento, indentificare i punti di forza su cui costruire la propria immagine, trovare il giusto mix tra professionalità e autenticità. In una parola imparare a differenziarsi.