Incoming Italia: perché il turismo esperienziale abbia successo (2/3)

Incoming Italia: perché il turismo esperienziale abbia successo (2/3)

lncoming Italia e Turismo esperienziale: i ragionamenti messi su tavolo nel precedente articolo ci aiutano ad identificare alcune linee evolutive per il turismo italiano se vuole incontrare la domanda potenziale dei turisti esperienziali che vale circa il 40% del mercato totale Tours & Activities, secondo l’opinione di alcuni analisti internazionali.

 

Cosa serve all’Italia

  1. Ampia gamma di prodotti esperienziali a copertura del territorio e delle tematiche esperienziali
  2. Capacità di empatia, relazione più profonda, familiarità da parte degli operatori che accolgono
  3. Disciplinari di riferimento che assicurino contenuti e quaità di prodotto per superare l’improvvisazione, garantire i contenuti e rassicurare la filiera internazionale
  4. Professionalità specifica sul turismo esperienziale
  5. Marchi Commerciali unificanti tutta Italia che tutelino la filiera per accedere ad una offerta di qualità su scala nazionale (one stop shop), superando così la frammentazione, riducendo i costi di gestione della fornitura.

 

Generare contenuti di qualità con Professionalità

Parliamo della professionalità necessaria per creare, organizzare ed erogare un prodotto di turismo esperienziale che ha bisogno di disciplinari di riferimento, format, competenze che non possono essere improvvisate.

Il sommelier, il cuoco, l’artigiano, l’agricoltore, solo a titolo di esempio, hanno una competenza tecnica-operativa specifica per svolgere la loro mansione, che risulta necessaria ma non sufficiente per un adeguato inserimento in un palinsesto esperienziale pensato per l’animazione di turisti provenienti dalle varie parti del mondo.

E il problema diventa speculare se parliamo delle professioni turistiche accreditate, Guida Turistica o Accompagnatore, sanno gestire un turista, ma la loro licenza è focalizzata ad un turismo dei beni artistici e culturale tradizionale che spesso è un servizio complementare ma molto diverso dalle modalità di erogazione e animazione richieste dal turismo esperienziale.

C’è bisogno di mettere insieme i due mondi, quello del turismo (che accoglie e coinvolge), e quello dei cosiddetti “locals”, le persone del posto, gli esperti del modo di vivere locale. L’insieme delle due componenti produce il risultato di un coinvolgimento immersivo nel territorio per generare un’esperienza “memorabile, unica e irripetibile”.

 

Attualmente registriamo un gap formativo e normativo che va superato se vogliamo offrire un prodotto turistico esperienziale che possa promettere professionalità, chiarezza nei contenuti, qualità e sicurezza.

Al momento in Italia troviamo solo il Progetto Artès come primo caso di un percorso formativo che, partendo da un disciplinare di riferimento, il Modello Artès delle “Storie da Vivere Insieme”, consente di specializzarsi alla professione di Operatore per il Turismo Esperienziale, gestita dalla associazione professionale ASSOTES accreditata per tale scopo dal Ministero per lo Sviluppo Economico secondo la legge 4/2013, la stessa legge utilizzata per normare la professione di Guida ambientale tramite AEGAE, tanto per intenderci con un esempio forse più conosciuto.

Va inoltre sottolineato che, per sviluppare maggiormente questo mercato, dobbiamo sperare che nascano altri format capaci di garantire contenuto, qualità e sicurezza. La maggiore concorrenza porterà infatti ad un più vasto assortimento di prodotto adatto per tutti i gusti, un prerequisito che costruirà e allargherà il mercato.

 

Dare vita a Palinsesti Esperienziali

Al di là degli aspetti professionali e normativi dobbiamo diventare capaci di dare vita a prodotti di grande coinvolgimento esperienziale, mentre l’offerta attualmente disponibile in Italia riguarda molto spesso semplici attività singole, la lezione di cucina in masseria, la vendemmia in agriturismo, la visita all’artigiano, il giro in bicicletta ecc. iniziative tutte onorevoli, ma che da sole non ci aiuteranno a fare la differenza e generare quell’effetto di attrattività che motivi la distribuzione a dirottare in Italia flussi da altri paesi.

Se vogliamo attrarre e fidelizzare una clientela più vasta di soggetti medio alto spendente, dobbiamo spostare l’asticella più in alto e imparare ad offrire e promuovere palinsesti esperienziali capaci di accompagnare e soddisfare una domanda di emozione e coinvolgimento orientandoci ad un viaggiatore più sofisticato.

La parola palinsesto esprime nel turismo lo stesso concetto che ha valore per il mondo televisivo, ovvero una programmazione strategica e integrata che crea un assortimento di alto interesse per dei target mirati.

 

I Palinsesti Esperienziali si fanno in rete

In un palinsesto esperienziale il territorio diventa palcoscenico 24 ore su 24 e i “locali” più o meno coinvolti nel processo di erogazione devono imparare ad essere attori consapevoli, capaci di dare spessore di senso e di relazione alla esperienza di cui il turista è protagonista. Una esperienza di immersione spesso tematica che va preparata a priori e orchestrata per consentire una fruizione di coinvolgimento senza soluzione di continuità. La dimensione del “fare rete”, nel turismo esperienziale, diventa quindi una necessità allo stesso modo di come in una compagnia teatrale gli attori si muovono in concerto coordinati da un bravo regista attorno allo stesso copione.

Si capisce quindi la necessità di nuove competenze e nuove professionalità capaci di sostenere il processo di creazione, organizzazione ed erogazione di palinsesti immersivi sul palcoscenico del territorio mettendo insieme e coordinando i contributi dei vari attori locali.

 

Attivare la professionalità per dare vita a Palinsesti Esperienziali

Chi sono i soggetti deputati ad attivare un processo di professionalizzazione e a costituire reti generative di palinsesti esperienziali “memorabili, unici e irripetibili?

  1. Il primo agente di cambiamento è certamente lo stato e i ministeri che stabiliscono le politiche sul lavoro e sul turismo, e gli ultimi stati generali sul turismo italiano di Pietrasanta hanno aperto alla necessità di nuove professioni. In secondo luogo chi gestisce le politiche sul territorio, Regione, Comune, le DMO e tutti gli enti di promozione. Si vedano i recenti bandi di finanziamento pubblicati da alcune Regioni italiani mirati a promuovere una visione integrata e di sistema centrata proprio sul turismo esperienziale (si veda il per es. il Bando AFFI emesso dalla Regione Veneto).
  2. Le Associazioni datoriali i cui associati sono speso attori naturali nel processo generativo esperienziale, solo per citare alcuni esempi: Confagricoltura, Agriturist, Confcommercio, Confartigianato, CNA la cui direzione Turismo e Commercio per esempio ha di recente dichiarato il Turismo Esperienziale come leva di sviluppo per la propria linea di azione.
  3. Le Associazioni professionali delle Guide e degli Accompagnatori e tutte le altre professioni non regolamentate riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico che hanno a che vedere con la erogazione di animazioni turistiche per es. le Guide Ambientali di AIGAE o gli Operatori per il Turismo Esperienziale di ASSOTES
  4. Tutte le Associazioni di promozione sociale, culturale, sportive ecc. del territorio, le Fondazioni dove si coltivano e fioriscono gli esperti tematici che tanto valore possono portare nella costruzione del prodotto, si pensi alle ben note Slow Food, Slow Tourism, AITR, FAI, e a tantissime altre più o meno locali o nazionali.
  5. E Anche la Chiesa (più specificatamente la CEI) ha molto da dire e da contribuire con la sua recente politica sui Parchi Ecclesiali della Cultura che si stanno mappando nelle Diocesi Italiane per valorizzare l’immenso giacimento storico, artistico e spirituale in chiave esperienziale.

Siamo quindi di fronte ad una grande opportunità e a tanti soggetti che sono concretamente motivati ad agire per dare ai propri portatori di interesse risposte concrete e prospettive di uscita dalla crisi, vedendo nel turismo e in particolare nel turismo esperienziale una leva plausibile di sviluppo.

Grandi opportunità, ma al tempo stesso grande complessità legata alla sottesa necessità di un cambiamento culturale verso un sistema del “noi” perché come abbiamo qui illustrato il turismo esperienziale si fa insieme.

 

Conclusione

Fino ad ora, abbiamo parlato delle tante condizioni necessarie per il set up di un prodotto professionale di turismo esperienziale di alto livello emozionale, tematico e integrato h24 nel territorio. Nel prossimo e ultimo articolo parleremo delle logiche di promozione e commercializzazione e di come il prodotto, se da un lato deve essere ancorato allo specifico Genius Loci, dall’altro deve essere proposto con un packaging capace di adattarsi alle specificità necessaria alla filiera di origine.