Gorgonzola: un amore a prima vista raccontato da una cittadina d’adozione!

Cercavo un luogo dove vivere, che fosse lontano dal convulso traffico della metropoli e, dopo aver girato un po’ di paesini dell’hinterland milanese, capitai a Gorgonzola. “Chissà se puzza davvero?” pensai, facendo la classica battuta che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita. Invece non solo non puzzava affatto, ma una gorgogliante fontana, e il lungo, ampio, viale alberato che si apre dietro di essa, sembravano darmi il benvenuto appena uscita dalla metropolitana.

E così, con i migliori auspici che la bella visuale mi aveva infuso, mi avviai verso il centro storico, per vedere se il resto della città avrebbe mantenuto ciò che l’ingresso prometteva. Arrivata sul corso principale fui colpita dall’iconografico campanile della chiesa di S. Gervasio e Protasio , che svettava lungo la via, e quando infine raggiunsi la Martesana, il Naviglio che attraversa la città, ebbene … mi si allargò il cuore.

Questo è il posto dove voglio vivere!” pensavo, camminando lungo l’alzaia e ammirando la facciata neoclassica della chiesa prepositurale, la cinquecentesca casa parrocchiale e attraversando il Ponte del Cadrigo.  Visitando il parco cittadino, il Parco Sola Cabiati – uno splendido giardino all’inglese, annoverato tra i Giardini Storici Italiani – quasi feci i salti di gioia. Già mi vedevo le domeniche, durante la bella stagione, a fare pic-nic nel parco, o prendere il sole sul prato, o anche a passeggiare sulle sponde del laghetto artificiale, che è la vera e propria perla del giardino.

Quando, poi, giunsi nei pressi della Ca’ Busca, mi soffermai a guardare una strana costruzione, dall’aria molto antica. Era il Ponte Coperto. Mi chiesi cosa fosse e a cosa servisse e qualche anno più tardi, studiando la storia della città, scoprii che era stato costruito ad esclusivo uso e consumo dei feudatari locali, perché essi potessero raggiungere la loro darsena privata.

Per farla breve: mi innamorai di Gorgonzola e, non solo decisi di venire a vivere qui, ma ne diventai Accompagnatore Culturale, perché rimasi affascinata dalla storia di questa cittadina e soprattutto dalla storia del formaggio, che da essa prende il nome.

Riguardo la battuta sulla puzza … beh i Gorgonzolesi ci sono abbastanza abituati, ma è comunque poco apprezzata. Negli anni ’60 perfino una réclame di un noto whisky citava questa battuta (“Bevo XYZ perché: ogni volta che dico che sono di Gorgonzola, tutti si mettono a ridere”). Ci fu un periodo, subito dopo che si smise di produrre qui il gorgonzola, che i Gorgonzolesi, stufi di essere sempre associati alla puzza, tentarono di cancellare perfino la memoria storica del loro celebre formaggio. Ora, invece, la stanno riscoprendo e la stanno riproponendo attraverso varie iniziative a sfondo culturale e, naturalmente, anche culinario. Tra queste c’è il saporitissimo Palinsesto Artès.